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La millenaria abbazia benedettina di Pomposa sorge lungo la Strada Romea, l'antica via dei Pellegrini medievali, nel breve tratto che corre dal Po di Goro al Po di Volano.

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Le sue origini affondano nella notte dei tempi e il silenzio che la circonda perdura presso che inviolato fino all'anno 874, allorché in un frammento di lettera è nominato Il monastero di S.Maria in Pomposa nel territorio di Comacchio. Da allora, pur Intervallate da lunghi silenzi, le notizie si susseguono via via, sino a divenire copiose e ininterrotte tra la fine del primo e l'alba del secondo millennio, quando l'abbazia, conseguita la sua autonomia, afferma e rafforza la sua potenza che dall'Isola Pomposiana si espande dapprima alle diocesi vicine, Comacchio, Ravenna, Adria, poi alle più lontane dell'Italia centro settentrionale.

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Palazzo della Ragione

Fino ad avere nel XIII secolo domini in 21 diocesi: segno questo del vasto potere spirituale e temporale ad un tempo, congiunto ad un fervore sociale e culturale. Il momento di maggior splendore coincide con l'abbaziato di Guido degli Strambiati, San Guido, monaco di Pomposa dal 998 e abate dal 1008 fin quasi alla morte avvenuta Il 31 marzo 1046.

 

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San Guido Abate

Sono questi gli anni d'oro dell'abbazia, che vedono la Riconsacrazione della chiesa, ingrandita e abbellita (1026), l'ampliamento e la Ricostruzione del monastero, fra le cui mura si raccolgono oltre cento monaci.
Testimonianza del crescente prestigio culturale dell'abbazia, nonché della sua prosperità e saggia amministrazione, è la grande biblioteca monastica, ricca anche di opere profane del mondo classico: una meraviglia che fa scrivere (1096) ad un chierico che nemmeno Roma, centro del mondo, "può competere con Pomposa, fortunata per l'abbondanza di santi libri".
Anche gli ospiti illustri testimoniano la grandezza dell'abbazia.
Tra i tanti Guido d'Arezzo, l'inventore dell'unica lingua universale che possiede l' umanità, le note musicali e San Pier Damiani che nel PARADISO (canto XXI) ricorda il soggiorno edificante fra quelle mura: "…fui nella casa di nostra Donna in sul lito Adriano".

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Guido Monaco

Alla magnificenza segue un decadimento lento e inesorabile che si accentua nei secoli XV e XVI, dovuto ad una molteplicità di fattori: declassamento agronomico dei terreni, rotte del Po, cattiva amministrazione di alcuni abati, appetiti di feudatari, il nascere delle signorie, lotte all'interno della Chiesa…
La decadenza culmina nel 1671, quando i monaci, ridotti a una presenza esigua per la malaria e l'infestare delle zanzare, abbandonano definitivamente il monastero, soppresso già da alcuni anni, perché ormai ridotto a "un conventino".

 

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